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Tartaruga

Le fonti antiche

Video laboratam scrupolosa distinctione testudinem et foedissimorum pigerrimorumque animalium testas ingentibus pretiis amptas, in quibus ipsa illa, quae placet, varietas subditis medicamentis in similitudinem veri coloratur (Seneca, De Benificiis VII 9, 2).
“Ecco la tartaruga lavorata in scaglie sottilissime e, comprati a grande prezzo, i gusci degli animali più repellenti e pigri nei quali quella stessa screziatura che li fa apprezzare viene colorata artificialmente, a imitazione della natura”
Una tartaruga trovò e una gioia ne trasse infinita che industrioso, per primo, Ermes il musico canto da lei trasse. (Inno Omerico)
Nell’Inno Omerico “Ad Ermes”, databile al VII secolo a. C., si celebra l’invenzione della lira da parte del dio neonato: lo strumento musicale, “l’amabile giocattolo”, fu ricavato dal guscio della tartaruga, dopo che il dio ne ebbe estratto la polpa con la lama di ferro grigio. Il guscio di tartaruga finisce così per diventare un attributo di Ermes.
Cratete, filosofo vissuto tra il IV ed il III sec. a. C., testimonia l’uso del guscio di tartaruga come culla, considerato utile contro le malattie infantili.
Plinio ci riferisce la diffusione, in seguito alle guerre puniche e in connessione con i traffici commerciali con l’Oriente, del gusto per gli oggetti ricavati da animali marini, in particolare la tartaruga.
Tra i doni che gli ambasciatori indiani offrirono ad Alessandro il Grande, quando nel 326 a.C. raggiunse le rive dell’Indo, figurano “…pelli di lucertole gigantesche e gusci di tartarughe”.
Dall’India e dall’Africa affluirono a Roma esemplari di testuggini marine e terrestri.
Nel I sec. d. C. a Roma esplode la luxuria collegata alla lavorazione delle pregiate testudines; mobili di pregio, soprattutto letti, rivestiti da tartaruga e avorio e tartaruga e argento.
L’apice della lavorazione si ebbe nell’età di Cesare, al rientro a Roma in seguito al trionfo sull’Egitto di Tolomeo XIV e i Arsinoe fece rivestire i trofei con squame di tartaruga. Ad Alessandria, nella reggia di Cleopatra insieme all’avorio che rivestiva gli atri, sui battenti erano applicati gusci di testuggine indiana.
Citata anche da Virgilio nelle Georgiche come rivestimento delle porte dei ricchi. 

L’arte della tartaruga a Napoli

Nell’agosto del 1683 il Duca di Gravina paga tre ducati a Matteo de Turris per una “tabacchera di tartaruca chiodettata”. Il gusto per l’oggetto di lusso, riccamente decorato favorisce lo stabilirsi di un’intensa rete di relazioni tra gli esperti nei diversi campi, cosicché tartarugai e orafi – tartarugai collaborano con fabbricanti di strumenti musicali e con orologiai, con armaioli ed ebanisti. Vengono prodotti anche importanti mobili intarsiati in cui la tartaruga trova posto accanto agli altri materiali preziosi. Tuttavia, la scena è occupata principalmente dai manufatti in cui la tartaruga, spesso forgiata a tutto tondo, ha un ruolo predominante. La tecnica impiegata era quella del “piquè”, la cui origine è incerta, consiste nell’incrostare nella tartaruga scaldata dei punti, filetti o placche in metallo, nei casi più preziosi dell’oro o altri materiali, molto spesso la madreperla. Quando la tartaruga si raffredda, restringendosi, trattiene il decoro. La suddetta tecnica si sviluppa in tutta Europa tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo per ornare oggetti preziosi dalle forme suggerite dall’oreficeria, ma è proprio a Napoli che sono realizzati gli esemplari più belli. Gli atelier più celebri sono quelli del tabacchieri Giuseppe e Gennaro Sarao, Nicolas De Turris e Antonio Laurentis nominato orefice di corte nel 1747. Poiché l’invenzione della tecnica “piqué” sia stata attribuita ad un tal Laurenzini, non è da escludere che quest’ultimo ne possa essere un discendente e abbia seguito la tradizione di famiglia. Giovanni Tagliaferro, “maestro di tabachiere di tartaruca” che aveva la sua bottega alla “portaria di S. Francesco Saverio vicino Palazzo Vecchio”, nel 1703 invia a Palermo al Padre teatino Paolo Carafa una serie di tabacchiere, di cui dieci decorate in tartaruga e avorio, ed alcuni ventagli. Capolavoro di Giuseppe Sarao firmato e datato 1731 è la “farmacia portatile” appartenuta alla regina Sofia Maddalena di Danimarca (1700- 1770), una scatola contenente boccette in cristallo, un’alzatina, una coppetta, un bicchiere a calice ed un cucchiaino. Meraviglie di oreficeria sono i piatti, le alzate, le scatole, gli oggetti da scrivania, i candelabri, le specchiere prodotti in questo periodo e oggi custoditi ed esposti in Musei e collezioni private. 

L’arte della tartaruga a Torre del Greco

Il 23 giugno 1878 a Torre del Greco è istituita la Scuola per la lavorazione del Corallo, con lo scopo di fornire agli artigiani locali un’adeguata preparazione tecnica ed artistica e di migliorarne il gusto estetico.Dieci anni più tardi la Scuola fu riordinata prendendo il nome di “Scola di Incisione sul Corallo e di Arti Decorative Industriali” con il perfezionamento delle tecniche di lavorazione di altri materiali organici come la madreperla, le conchiglie, la pietra lavica, l’avorio, il corno e la tartaruga.
Enrico Taverna, direttore dell’Istituto dal 1886 al 1934, diede nuovo impulso all’insegnamento delle tecniche con la compilazione nel 1909 del “ Nuovo metodo razionale per l’istruzione elementare” basato sull’apprendimento tecnico di lavorazione dei materiali sviluppato per gradi fino al perfezionamento delle conoscenze teoriche e pratiche.
Manufatti in tartaruga di grande pregio sono qui prodotti ed esposti in importanti mostre, un esempio è lo splendido scrittoio e due sedie in tartaruga, avorio e madreperla con tessuti abbelliti con frange di corallo che all’Esposizione Nazionale di Torino del 1898 ha conseguito la medaglia d’argento.
Nel 1932, a causa degli alti costi di produzione e alla difficoltà, in quegli anni, di reperire materia prima, il laboratorio fu chiuso.
Tuttavia, la produzione di manufatti in tartaruga, ha trovato seguito negli artigiani locali che, conservando e tramandando sino ad oggi i segreti della lavorazione, hanno dato alla luce opere d’arte uniche nel loro genere apprezzate in tutto il mondo.